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I nuovi impianti del Teatro San Carlo

Bassolino alla consegna dei lavori. Spesi 65 milioni in due anni, recuperati 4000 metri quadrati

Pesa circa 12mila chili la scena de «La clemenza di Tito», l’opera di Mozart che domani inaugura la stagione nel San Carlo rinnovato alla presenza del Capo dello Stato. Fino allo scorso anno sarebbe stato impossibile sistemare in diagonale sul palcoscenico una parete così grande e pesante, ricoperta di un meteriale che imita il bugnato. Tantopiù che nel finale la scena viene sollevata a vista per lasciare spazio ad un’identica parete - grigia invece che gialla - con grandi finestroni che ricordano il Colosseo. «In effetti è l’unica parte dell’opera in cui ho inserito riferimenti all’antica Roma», spiega Luca Ronconi, regista del nuovo allestimento, primo esempio di quello che il teatro rinnovato potrà ospitare sul suo palcoscenico completamente rifatto. Dei lavori completati in soli 330 giorni in due tranche di sei mesi ognuna, va particolarmente orgoglioso il commissario Salvatore Nastasi che nei suoi due anni e mezzo a Napoli non solo ha messo in ordine i conti ma ha completamente rivoluzionato l’edificio del Niccolini, senza peraltro toccare le sue parti storiche. Il soprintendente ai beni architettonici Stefano Gizzi annuisce. Anche lui ieri mattina era tra il folto gruppo di tecnici, giornalisti e addetti ai lavori che hanno effettuato una visita al nuovo teatro insieme al presidente della Regione, Bassolino, che ha garantito la spesa dei 65 milioni di euro necessari per rifare il volto del San Carlo. «Oggi - dice il governatore - il teatro non è solo uno dei più antichi e belli del mondo ma è anche uno dei più competitivi. In molti temevano che l’acustica sarebbe stata danneggiata, invece abbiamo vinto la sfida, anche Riccardo Muti ci ha fatto i complimenti per questo». Bassolino tiene a ringraziare in modo particolare il maestro e il presidente Napolitano, due napoletani doc, che hanno seguito con affetto e sollecitudine le vicende del teatro. Muti è tornato l’altro giorno approfittando di una visita privata in città, Napolitano arriverà domani, visiterà il teatro prima della «prima» e sarà accolto in sala Gallizia da Roberto Bolle, testimonial di lusso del San Carlo di domani. Un teatro che, auspica Bassolino, «merita più risorse rispetto al passato perché dispone ora di strutture all’avanguardia». Anzi, ribadisce il presidente, «il governo centrale, anche in sede dell’annunciato disegno di legge di riforma del settore, deve tener conto della situazione attuale del teatro, unico in Italia e nel mezzogiorno, capace di competere con i grandi teatri europei». Certo le attrezzature di cui da oggi dispone il San Carlo sono tante, degne di un teatro di serie «A» con tanto di stelle per il lusso. E se lo scorso anno tutti restarono abbagliati dai ritrovati colori degli ori e degli stucchi della sala, difficilmente anche il pubblico più attento potrà accorgersi di quello che è successo dietro le quinte da luglio a dicembre. Perché l’intera torre scenica - tredici livelli di cui tre sotto il livello stradale - è stata sventrata e ricostruita. «Sono state rifatte le travi del soffitto, il tetto, la graticcia, il palcoscenico è stato realizzato con cinque ponti mobili che permettono di alzare e spostare ogni tipo di scena», spiega l’architetto Elisabetta Fabbri responsabile del progetto. Al suo fianco l’ingegner Domenico Trisciuoglio che ha curato la difficile installazione degli impianti, tra i quali quello dedicatissimo della climatizzazione ad impatto sonoro zero: «Ottanta motori movimentano le scene, circa sessanta chilometri di cavi servono più di mille prese attraverso le quali da una moderna sala regia si movimentano le luci». I dati li sciorina anche Nastasi ricordando che sono stati recuperati circa 4000 metri di superfici in spazi inutilizzati o fatiscenti. Ed ecco le nuove sale per le prove: una sotto il soffitto per la regia, una nel sotterraneo nei giardini di Palazzo Reale per l’orchestra. Ma sono stati rifatti anche tutti i camerini degli artisti, dei professori dell’orchestra, gli archivi, le sale del corpo di ballo e quelle della scuola. La sala intitolata a Bianca Gallizia, in particolare, ha un soffitto nuovo in legno lamellare a volta con tanto di finestrone aperto sui tetti della vicina galleria. «Così - osserva Nastasi - i ballerini potranno provare agevolmente, prima se facevano un salto rischiavano di rompersi la testa perché il soffitto era troppo basso». La compagnia di ballo, assicura il commissario, non solo non si tocca, ma si pensa di incrementrare gli allievi della scuola curata da Anna Razzi. «Cinquecento ragazzi ogni anno ci chiedono di entrare, ne possiamo ospitare solo 170, il mio obiettivo è di ammetterne almeno 250. Ma per i giovani vorrei fare di più: penso ad assunzioni di tecnici specializzati nella sala di incisione e a concerti rock nella sala regia, il San Carlo può essere anche questo». 


Completamente rinnovato il palcoscenico con una moderna sala di regia

L’aspetto più evidente del nuovo San Carlo lo si può forse cogliere guardando attentamente il profilo dell’edificio che s’affaccia sulla piazza Trieste e Trento. La torre scenica è coperta da un tetto di tegole rosse ed è attraversata da due scale, spariti alcuni sottotetti, tolte le ingombranti travi di cemento armato sostituite da altre in acciaio e legno, tutto è più pulito e razionale. Come all’interno dove la ristrutturazione, dopo aver toccato lo scorso anno la storica sala del Niccolini, interessa tutto il palcoscenico, gli uffici, le sale prova. Recuperati circa quattromila metri quadrati di spazi fatiscenti o non utilizzati. Non tutti potranno vedere materialmente cosa è accaduto in teatro dopo la seconda tranche dei lavori che si sta completando in questi giorni in attesa dell’inaugurazione della stagione mercoledì prossimo con «La clemenza di Tito», grande apertura mozartiana sotto la bacchetta di Jeffrey Tate. Il pubblico che entrerà in sala noterà qualche piccolo ritocco, vedrà completate le opere iniziate lo scorso anno e godrà di qualche confort in più: dall’aria condizionata finalmente a regime ai servizi potenziati. Ma dietro le quinte il teatro è cambiato profondamente, una vera rivoluzione realizzata in soli sei mesi che completa il progetto finanziato dalla Regione per 65 milioni di euro curato dall’architetto Elisabetta Fabbri e dall’ingegnere Domenico Trisciuoglio per gli aspetti tecnici. Addio ai vecchi tiri a fune, alla graticcia, addio ai tre sottopalchi di legno che costituivano la base del palcoscenico. Pezzi tanto unici che saranno utilizzati come arredamento del museo del teatro in fase di realizzazione in alcuni locali di Palazzo Reale. Entrando tra le quinte s’avverte subito l’aria nuova, da una moderna sala regia si comandano luci, spostamenti di scene, l’alzarsi del sipario. Cinque ponti mobili, indipendenti l’uno dall’altro, consentono che il piano della scena possa raggiungere un’inclinazione del dieci per cento. Ottanta potenti motori permetteranno lo spostamento di scene anche molto ingombranti e pesanti. Ma questo significa soprattutto che il San Carlo potrà ospitare allestimenti provenienti da altri teatri e potrà offrire ad altri i suoi. Uno scambio che permetterà notevoli risparmi e anche una produttività maggiore. Inoltre, grazie alle nuove sale prove realizzate nel sottotetto e nella ex falegnameria nei giardini di Palazzo Reale, non sarà più indispensabile chiudere il teatro per venti o trenta giorni per provare un nuovo allestimento.
 
Articolo tratto da "Il Mattino" del 21 gennaio 2010

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