Un San Carlo tutto nuovo anzi antico
Ecco il teatro restaurato, il 25 l’apertura
Porte aperte per la prima volta dopo i lavori. In sala splendono ori e stucchi.
Rifatte le poltrone aria condizionata sotto il parquet Scaturchio gestirà i bar
di vecchio e nuovo foyer.
Il commissario Nastasi: «Conti a posto, resto fino al cda»
Donatella Longobardi Napoli. Eccolo, finalmente. Lo stesso ma diverso, antico ma
nuovo. L’odore della pittura fresca s’infiltra tra i corridoi, ma tutto intorno
è luccicante, i marmi, gli intarsi, le laccature. Il San Carlo apre al pubblico
il 25 gennaio, ma già ieri il commissario Salvatore Nastasi ha aperto le porte
del teatro per la prima volta dopo la fine dei lavori e sei mesi di chiusura.
Anche se in molti settori gli operai continuano a limare le rifiniture, sul
palcoscenico si prova «Peter Grimes», l’opera di Britten che inaugura la
stagione lirica. L’orchestra è in buca, tutti gli addetti sono ai loro posti
come in una normale giornata di lavoro, anche se nell’aria si respirano tante
novità. Una violinista esce dal camerino tutto rinnovato entusiasta: «C’è anche
la presa per il computer e un monitor collegato al palcoscenico!». Qualcuno
lamenta che mancano gli appendiabiti, ma i servizi sono modernissimi, c’è il
riscaldamento acceso e l’effetto complessivo è di sorpresa e soddisfazione.
Nella sala del Niccolini la cosa che impressiona di più è il palco reale, mai
visto così splendente, bellissimo. Il manto che lo copre è diventato di un rosa
antico intenso, gli specchi, nonostante la patina del tempo, hanno acquistato
luminosità mostrando dettagli che s’erano perduti, come un giglio borbonico in
un angolo, tornato al suo azzurro originario. E il soffitto: la tela del
Cammarano che fino a pochi mesi fa mostrava evidenti segni di infiltrazioni, ora
risplende nei suoi colori originari. Gli addetti della sovrintendenza, che hanno
seguito il restauro giorno per giorno, hanno fatto miracoli. «Hanno lavorato
circa trecento persone al giorno, in tre turni, anche a Natale e a Capodanno il
cantiere non s’è mai fermato», racconta con orgoglio Nastasi, vero motore di
tutta l’operazione, finanziata con cinquanta milioni di fondi europei attraverso
la regione. Nel frattempo ha messo a posto i conti (bilancio 2008 e 2009 in
pareggio) e siglato un accordo che dilaziona in cinque anni senza sanzioni il
debito di 16 milioni con l’Empals, una delle principali cause del dissesto
economico del teatro che portarono al commissariamento. «In effetti possono
andare avanti da soli, ma io non fuggo, resto finché il sindaco e i soci
fondatori della Fondazione non nomineranno il nuovo cda, che a sua volta dovrà
nominare il sovrintendente», dice Nastasi, il cui incarico è scaduto il 31
dicembre ed è automaticamente in proroga. E non solo per l’ordinaria
amministrazione. Perché la vita del teatro continua, anzi, non s’è mai fermata,
anche durante i lavori. Che proseguono. Si continua nella vecchia falegnameria,
dove sarà realizzata una sala prove e d’incisione di 2500 metri quadrati, con la
copertura disegnata da Mimmo Paladino, si continua sul tetto, dove deve essere
completata la copertura di un’altra sala prove al posto della scenografia, molto
importante per il San Carlo di domani. «Servono un paio di mesi», spiega Nastasi.
«A luglio invece si chiuderà di nuovo per rifare il palcoscenico e altre zone
come la sovrintendenza, che disporrà anche di nuovi spazi in Palazzo Reale, ex
sede Ept». In piazza Trieste e Trento resta montata la grande gru che da qualche
mese solleva fin sul tetto travi e materiali. Potrebbe essere smontata il 7
febbraio, quando per il concerto di Muti arriverà anche il presidente
Napolitano, vera prova anche per l’acustica, con l’orchestra sul palco. Non
ancora deciso quando aprirà sul versante della piazza il nuovo foyer realizzato
sotto la sala, anche se sarà funzionante durante gli spettacoli con bar e
bookshop. La pasticceria Scaturchio s’è aggiudicata la gara per la bouvette e
gestirà anche il bar del vecchio foyer affacciato sui giardini di Palazzo Reale.
Anche qui tutto rinnovato, rifatti gli stucchi, i tendaggi, restaurati gli
specchi e le consolle. Il salone è stato dotato di aria condizionata come la
sala del Niccolini, dove c’è una bocchetta d’aria (calda o fredda) sotto ogni
poltrona. Nei palchi sarà anche possibile controllare il getto e la temperatura.
Ma addio alle vecchie panche impagliate e ai cuscinetti di raso: le nuove sedie,
il cui disegno non s’allontana dalle vecchie, sono tapezzate con la stessa
stoffa rossa ignifuga delle pareti (non è seta di San Leucio) realizzata su un
disegno di Niccolini trovato a Capodimonte, che rappresenta una foglia di
quercia stilizzata (stesso disegno, ma in giallo, nei salotti dietro il palco
reale, dove resta sbarrata la porta d’ingresso al Circolo dell’Unione). E addio
all’antico corridoio delle carrozze, dove una volta le signore arrivavano per
entrare in teatro e non sporcare le scarpine da sera. La logica del rinnovamento
vuole al suo posto un ampio corridoio dotato di servizi igienici, che s’apre
sulla nuova sala di ristoro davanti al portone d’ingresso centrale. Sarà qui che
in una mostra allestita il giorno dell’inaugurazione le immagini di Luciano
Romano illustreranno il San Carlo com’era e com’è. Con un po’ di nostalgia.
(Articolo de "Il Mattino" del 17/01/2009)
P.S. Chiedo scusa se insisto con i lavori sul San Carlo, ma lo reputo uno dei
simboli della città.