Viaggio nel nuovo teatro San Carlo
Il
rilancio del Teatro San Carlo comincia dal look. Ma anche dalla sostanza
musicale. Una sala che torna agli antichi splendori si accinge (domenica
prossima l’apertura di stagione) ad accogliere le atmosfere di una perla del
Novecento operistico, il Peter Grimes di Britten. Come dire vecchie e nuove
magie. Sembra quasi una scelta studiata, e magari un po’ provocatoria a giudizio
di chi avrebbe voluto accostare il restauro a un’opera del grande repertorio
classico-romantico, e invece non è che la conferma di una programmazione decisa
in precedenza. Splendori storicamente documentati se si considera che il San
Carlo e ufficialmente il più antico dei grandi teatri lirici. In tutto il mondo.
Adesso rischia di diventare anche il più moderno, almeno da una punto di vista
tecnologico. In attesa di sistemare il palcoscenico (accadrà la prossima estate)
che potrà avvalersi di un sistema in grado di regolarne l’inclinazione e
disporrà di nuovi ponti mobili che consentiranno una sorta di flusso delle
scenografie, si può subito contare, oltre che sugli interventi conservativi
della struttura e degli arredi, su una serie di innovazioni ambientali, visive,
acustiche che fanno parte dell’impiantistica (come si dice) di ultima
generazione. È l’altra faccia, imprevedibilmente positiva, dei ritardi che in
quanto tali generalmente non sono certo positivi. Ad esempio (come ci spiega l’ignegnere
e
A proposito di ritardi, c’è da ricordare che il restauro attuale è il primo
importante che viene eseguito negli ultimi due secoli di vita del San Carlo. Il
precedente risale addirittura al 1816 quando andò a fuoco il teatro che qualche
anno prima
Mentre sul palcoscenico è schierato il coro per provare uno dei momenti più
significativi dell’opera di Britten che andrà in scena tra una settimana, al
centro della sala già tirata a lucido, Nastasi ci riassume sottovoce i termini
del restauro, e spiega «che è stato diviso in tre fasi per assicurare la
continuità della normale programmazione: in estate e in autunno si lavora, in
inverno e a primavera si rappresenta. Così fino al 2010». Poi, per quanto è già
stato fatto il commissario esterna la propria soddisfazione: ci mostra le
poltrone nuove, i lampadari ripuliti con grande rispetto e solo più luminosi di
prima, ci indica il palco reale, gli stucchi, i tendaggi, gli specchi; poi alza
lo sguardo al cielo e quasi in contemplazione parla della volta dipinta dal
Cammarano. Rischiava brutto a causa dell’umidità (che ora non esiste più), ma è
stata restaurata perfettamente.
Rimesso a nuovo anche il foyer. Anzi se ne è inventato un secondo che è una
delle grandi novità di questo restauro. Il nuovo foyer che è anche un "ridotto"
del teatro, posto al di sotto della sala e ne ripropone, in scala ridotta, il
profilo ellittico. Pur trovandosi a livello stradale, è stato letteramente
scavato nel terrapieno su cui poggia il teatro. È lambito da quella che
anticamente era la galleria delle carrozze con cui gli spettatori (ad eccezione
dei reali che erano praticamente in casa) si recavano alle rappresentazioni, e
adesso sarà impreziosita da quadri, vetrine e sculture.
da