"San Carlo, simbolo del riscatto"
Iervolino nel
teatro restaurato:
le tv non parlino solo di rifiuti
Cristina Zagaria
Il San Carlo riapre alla città. La curiosità si legge negli occhi di chi entra e
subito alza lo sguardo verso gli ori dei palchi. L´emozione vibra tra i ricami
dei corpetti delle signore, tutte in lungo, compreso il sindaco, Rosa Russo Iervolino, che
arriva a un quarto d´ora dall´inizio del "Peter Grimes" di Benjamin Britten. La
Iervolino bacia il commissario Salvo Nastasi e si affaccia dal palco reale.
«Temevo l´effetto nuovo, avevo paura di vedere un teatro imbellettato e invece è
perfetto. L´atmosfera e quella di sempre, solo che tutto brilla di più», dice il
sindaco con la voce che le trama e la mano destra sul petto, quasi a fermare
l´emozione. Insiste sulla qualità del teatro: «So che l´acustica è andata bene a
Riccardo Muti e poi il parquet, che riveste la platea, assorbe meno il suono
rispetto alla moquette rossa che c´era prima. Questo migliorerà l´effetto». Poi,
per smorzare la retorica, fa una battuta sullo zero a tre del Napoli («Mi
aspettavo qualcosa in più») e si gode «la vittoria indiscussa del teatro».
«Abbiamo visto le immagini dell´immondizia di Napoli girare per il mondo - dice
il sindaco, mentre le luci cominciano ad abbassarsi in sala - mi piacerebbe ora
che il mondo vedesse il San Carlo rinato, simbolo della città che vogliamo, di
un riscatto in cui credo fortemente». La Iervolino ringrazia Nastasi e lo
incastra: «Io, il presidente della Regione e della Provincia, abbiamo chiesto
formalmente che il commissario, che ha lavorato così bene, rimanga un altro
anno. Ora aspettiamo che il ministro Bondi dia il suo parere, ma siamo certi che
Nastasi rimarrà, male che vada, lo legheremo al teatro». È euforica e serena la
Iervolino, in giacca nera, gonna lunga e camicia bianca.
Arriva l´ultima chiamata. Il sindaco si siede. Il maestro
Jeffrey Tate sale sul podio. L´orchestra è pronta. Il tenore
Brandon Jovanovic,
nei panni del protagonista, e la soprano Janice Watson,
che interpreta Ellen Orford, sono ai loro posti. Nei palchi e in platea c´è un
frenetico via vai. Chi è a teatro non resiste, fino all´ultimo minuto va a
sbirciare il nuovo ridotto e il vecchio foyer. Gli spettatori perdono tempo,
girano nei palchi, tra le poltrone, quasi a riprendere possesso del teatro.
Pochi i nomi
dei vip in
sala. Nel palco reale insieme al sindaco e al governatore, ci sono il prefetto,
Alessandro Pansa, e il vicesindaco, Tino Santangelo. Il teatro, per la prima
dopo sei mesi di restauro, ha in sala la sua città, gli abbonati storici, i
nuovi, tanti curiosi. Grande lusso negli abiti, come non si vedeva più nelle
ultime occasioni. Napoli si è vestita a festa, per il ritorno del San Carlo.
Dalla strada arriva l´eco di una manifestazione di protesta. Un gruppo di
animalisti in piazza Trieste e Trento ha steso un tappeto rosso, bordato di
lumini, e ha distribuito volantini contro l´uccisione degli animali da
pelliccia. Ma anche le loro voci, non rovinano l´evento.
Si spengono le luci. Nastasi, commosso e soddisfatto, prende posto. È l´ultimo a
sedersi. Si alza il sipario sulle scene di Sergio d´Osmo e sullo sfondo si
stagliano le ombre, ingigantite da un gioco di luci, di orchestrali e cantanti.
Parte l´applauso. Si apre la stagione operistica del nuovo San Carlo.
(Repubblica del 26/01/2009)