CAMPANIA - napoletani debbono riappropriarsi delle proprie radici
Donatella Longobardi
Napoli. «Dopo il “Te Deum” di Verdi non è possibile eseguire nessun altro brano,
magari “Va’ pensiero”, perché questa è una musica che porta dagli Inferi
al Paradiso,
racconta la vita e la morte».
Così ieri sera Riccardo Muti dal podio del San Carlo dopo il
secondo, trionfale concerto alla guida dell’orchestra del Lirico napoletano,
ha salutato il pubblico che lo pregava di un bis. Si è ripetuta dunque la scena
di sabato, quando il maestro ha debuttato nel teatro appena restaurato davanti
al presidente Napolitano e a un parterre di vip e presenze istituzionali.
L’altra sera, incalzato dagli applausi, Muti ha scelto di ripetere l’inno di
Mameli, eseguito in apertura di concerto in onore del capo dello Stato, subito
dopo che da un palco uno spettatore aveva gridato «Viva la Costituzione», con
evidente riferimento al caso Englaro che vede contrapposti Quirinale e Palazzo
Chigi.
«Il rullo che ha segnato l’inizio dell’inno è sembrato più terribile, ma quel
grido che inneggiava alla Costituzione era un dato positivo di per sé, tutto ciò
che è spontaneo ha un significato civile», ha osservato in seguito Muti. Tra
l’altro non era neppure la prima volta che gli capitava di eseguire l’inno come
bis. Proprio la scorsa estate al Ravenna Festival, in occasione di un concerto
con alcune bande provenienti da tutt’Italia, Muti diresse l’inno, che tra
l’altro era uno dei pochi brani conosciuti da tutti i musicisti presenti. La
cosa si è ripetuta al San Carlo l’altra sera, tra l’entusiasmo generale. Una
serata da incorniciare, ricca di emozioni, che hanno contribuito a rinsaldare il
rapporto del maestro con Napoli. Lo conferma anche il commissario Salvatore
Nastasi, principale artefice di questo riavvicinamento di Muti con l’orchestra
sancarliana a venticinque anni di distanza da un tormentato allestimento di
«Macbeth».
«Avremo con lui molti appuntamenti nei prossimi tre-quattro anni. E il primo
maggio il Concerto per l’Europa con i Berliner Philharmoniker», conferma Nastasi.
Perché il successo di questi giorni (stasera ultima replica del concerto, teatro
stracolmo) del maestro nella sala rinnovata non è che la prima tappa di un
percorso nuovo su strade antiche, quelle degli studi al San Pietro a Majella
con Vincenzo Vitale,
delle prime volte al San Carlo anche in veste di critico musicale al posto del suo maestro, dei
ricordi della madre che gli inculcò l’amore per Napoli e la sua cultura.
«I napoletani debbono riappropriarsi delle proprie radici», ha detto spesso il
maestro in questi giorni, ricordando ad esempio, luoghi «magici» come la
Biblioteca dei Girolamini dove lavorò anche Vico, luoghi che
gli stessi napoletani non conoscono. Non è un caso, allora, se il musicista
abbia scelto di tenere nella città dove è nato, «una città che ancora oggi può
ribadire la sua funzione di grande capitale europea della cultura», il concerto
che segna la sua rentrée alla guida di una delle più grandi orchestre del mondo
con la quale aveva iniziato a collaborare ai tempi in cui direttore musicale
era Herbert von Karajan. La serata napoletana, sponsorizzata dalla Wolkswaghen,
verrà ripresa da grandi reti tv europee, mentre il concerto verrà replicato nei
giorni successivi alla Philharmonie di Berlino. Già pronto il programma: un
omaggio a un autore napoletano, Martucci, quindi la Sinfonia «Grande» di
Schubert e Verdi, «La forza del destino». «E noi siamo pronti a dare una grande
accoglienza», ribadisce Nastasi. «Mi permetto di dire che quel filo che legava
Muti a Napoli è diventato più robusto, certamente il maestro tornerà e mi auguro
che lo faccia sia con ensemble ospiti che per guidare le compagini sancarliane
che hanno dato un’ottima prova», aggiunge il commissario che da oggi sarà al
lavoro per completare la prossima stagione e coordinare i lavori al palcoscenico
che inizieranno a luglio, nello stesso piano finanziato dalla Regione per 50
milioni di cui è stata eseguita già una prima tranche. «Un lavoro del quale,
come uomo del Sud, vado particolarmente orgoglioso. Ce l’abbiamo fatta e abbiamo
dimostrato all’Italia e al mondo che Napoli e il Sud, anche se con l’aiuto di
agenti esterni, hanno le capacità tecniche e artistiche per valorizzare quello
che è il teatro più bello del mondo». Nastasi rimarrà almeno per tutto il 2009
al San Carlo per realizzare, dice, «una programmazione di grande livello, almeno
fino al 2012-13, ma anche per riportare il teatro alla normalità». E, spiega,
«senza alcun compenso perché ho già uno stipendio da funzionario pubblico ed è
mio dovere dare l’esempio». Nel frattempo quindi continuerà a fare la spola con
gli uffici romani del ministero dei Beni
Culturali dove è capo di gabinetto di Bondi, una sfida alla quale sembra
prontissimo, forte del suo ottimismo di natura ma anche, spiega, «grazie alla
forza di chi mi sta vicino, altrimenti non sarebbe possibile fare tutto questo
lavoro».
(Articolo de "Il Mattino" del 09/02/2009)